IL VERDUNO PELAVERGA


IL VINO

Il Verduno Pelaverga è un vino molto particolare dai caratteristici sentori fruttati di fragola,floreali e dalle ampie e intense note speziate. Che sia un eccellente vino d’origine controllata è cosa nota. Che si tratti di un vino al contempo aggraziato e strutturato grazie ad un delicato equilibrio tra acidità e tannini è una nozione da esperti. Per ricordarsi del suo colore tendente al rubino e dello spiccato profumo di pepe bianco è sufficiente un assaggio.Una delle più piccole D.O.C. d’Italia, il Verduno Pelaverga è capace di conquistare un pubblico di estimatori eterogeneo grazie alla sua ottima bevibilità. Attualmente la produzione annua è di circa 140.000 bottiglie.


LA STORIA

Il Verduno Pelaverga è una cultivar molto antica, presente da tempo immemorabile nel territorio dei comuni diVerduno, La Morra e Roddi d’Alba. Nel passato veniva impiantata insieme a Barbera e a Nebbiolo, ma a partire dagli anni settanta i viticoltori hanno cominciato a coltivarla e vinificarla in purezza per ottenere questo vino dal gusto assolutamente particolare.Le prime note relative al Pelaverga a Verduno si hanno negli statuti redatti alla fine del 1400, in cui si legge di certe “uve negre” aggrappate a piccole e deliziose mele, alberi da frutta che al tempo servivano come supporti vivi per la coltura della vite.Come spesso succede nella storia della viticoltura, anche il Pelaverga ha la sua leggenda e questa racconta di un sacerdote di Verduno, il Beato Sebastiano Valfrè, che all’inizio del 1700 portò con se dal Saluzzese un mazzetto di barbatelle di Pelaverga. Si narra che nelle cantine del castello di Verduno il re Carlo Alberto eseguisse i suoi esperimenti enologici sulle uve da Barolo e che grazie al Verduno Pelaverga la vita di corte fosse tutt’altro che noiosa! Dalle frequentazioni di corte in poi infatti, da sempre si gioca sull’effetto afrodisiaco legato indissolubilmente a questo vino: vuoi per la sua alta bevibilità e per i toni speziati o per il nome ironicamente evocativo. Con il passare del tempo la coltivazione del Pelaverga diventa sporadica: piccoli vigneti qua e là, qualche filare in mezzo ai nebbioli ed alle barbere, ma nelle bottiglie si trova un vino spesso ottenuto dall’assemblaggio con altre uve. A partire dagli anni settanta i produttori si convincono di avere un prodotto importante per la sua originalità. Si comincia così a vinificare in purezza ed i ristoranti locali si impegnano a promuovere questo “vino raro”, oggi molto apprezzato. Nel frattempo il Comune di Verduno, proprietario di un terreno, autorizza la sua trasformazione in vigna sperimentale e l’appezzamento viene quindi messo a disposizione della Facoltà di Agraria di Torino e Milano, in modo da svolgere una ricerca scientifica sul vino. Il progetto è condotto in modo principale dal Seminario Permanente di Luigi Veronelli che predispone l’impianto di un vigneto con trenta cloni e vitigni in modo da preparare le basi per ottenere materiale vinicolo selezionato per la creazione di futuri vigneti. Da ricordare come a questa operazione abbiano preso parte alcuni ricercatori dell’Istituto di Coltivazioni Arboree delle Università di Milano e Torinocon l’ausilio dell’Istituto Sperimentale per la viticoltura diAsti. Contemporaneamente a ciò, vengono eseguite microvinificazioni con analisi e degustazioni di verifica, per meglio omogeneizzare le caratteristiche organolettiche. Lo scopo è quello di eseguire confronti tra parametri, relativi all’andamento climatico, produzioni alternate e relative qualità in modo da verificare l’esistenza di un ambiente ottimale per il vitigno. Da tutto ciò emerge un’evidente vocazione dell’area, che permette di ottenere prodotti confrontabili caratterizzati da una uniformità di base, elemento fondamentale al fine di definire le caratteristiche di tipicità del vino. Giunti a questo punto i produttori, in possesso di una adeguata documentazione, decidono di chiedere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata che diventa ufficiale con il Decreto del 20 ottobre 1995, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 novembre 1995.


IL VITIGNO

All’inizio di ottobre, a Verduno, si vendemmia un’uva da un antico vitigno autoctono la cui produzione è molto limitata, ma la cui popolarità è in continua ascesa: il Pelaverga Piccolo. Se ne hanno notizie prima del settecento e, dopo aver rischiato l’estinzione, è stato riscoperto negli anni settanta. Le colline di Verduno sono caratterizzate da un terreno ricco di marne calcaree ed arenacee, con un elevato tenore di argilla e con Ph subalcalino. Dall’analisi del terreno (effettuata dal Laboratorio Agrochimico della Regione Piemonte per conto del Consorzio del Barolo e del Barbaresco) si sono potuti evidenziare i seguenti dati: Sabbia 10%, Limo 54%, Argilla 35%, ma anche calcare attivo e carbonato di calcio totale.Partendo dal presupposto che un buon vino dipende dalla posizione e dal terreno dove viene coltivata la vite, è facile dedurre che due variabili fondamentali sono le caratteristiche del terreno e l’esposizione al sole che, però, mutano da vitigno a vitigno. Il Pelaverga Piccolo è un vitigno a uva da vino, a maturazione medio-tardiva, dotato di buona vigoria e buona produttività. La cultivar, allevata a controspalliera con potatura mista (Guyot), possiede un’ampia adattabilità e grazie al germogliamento tardivo resiste bene alle gelate primaverili. Questo aspetto è stato di fondamentale importanza ai fini della ricerca. Infatti è proprio attraverso questo studio che è stato possibile evidenziare le caratteristiche peculiari di questo vitigno che lo differenziano dai suoi omonimi. Il germoglio del Pelaverga Piccolo ha un apice bianco-verdastro, debolmente rosato sull’orlo. Le prime foglioline sono biancastre, in alcuni casi con orli rosati, mentre quelle basali sono decisamente dorate o ramate, lucide. Alla fioritura il tralcio è verde, a volte sfumato di rame sempre incurvato a pastorale, con viticci molto lunghi, grossi, di colore verde. La foglia adulta è pentagonale di dimensione medio-grandi. Il grappolo a maturazione è di dimensioni medio-grandi, conico o piramidale allungato con una o più ali. Gli acini a maturazione completa assumono un colore blu-nero con sfumature violette. I vigneti si estendono su tutto il territorio del Comune di Verduno e su parte dei territori di La Morra e di Roddi d’Alba per complessivi ettari diciotto.

PROPRIETA'

Colore: Rosso rubino più o meno carico.

Profumo: Vivace, intenso e fragrante, di frutta. In particolare si distingue una nota speziata di pepe bianco.

Sapore:  Secco, fresco, vellutato ed armonico.

Acidità: Da 5 % a 6 % gr/l.

Gradazione alcolica: 12,5% – 14%

Temperatura ottimale di servizio: 14–18 °C

GUSTARE IL VERDUNO PELAVERGA

Ritenuto un vino afrodisiaco, è capace di conquistare un pubblico di estimatori eterogeneo grazie alla sua ottima bevibilità. 
D.O.C. dal 1995, a tavola s’accompagna molto bene ad un ampio ventaglio di cibi:antipasti e primi piatti in generale, secondi di carni bianche, o carni rosse con sughi poco “intensi”, pesce, formaggi freschi o poco stagionati, dolci secchi. 
Si può affermare che il Verduno Pelavergasia un vino cosiddetto a tutto pasto, poiché la sua struttura consente tutti gli abbinamenti sopra riportati.





 
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